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Grado,
3 Marzo 2003
Riceviamo
dal cav. Augusto C. Marocco studioso del dialetto e di storia gradese,
dall’arch. Pietro Marin ambientalista, dal dott. prof. Ruggero Marocco geologo
e autore di diverse pubblicazioni scientifiche anche specifiche del territorio
di Grado e dal rag. Mario Toso già vice segretario del Comune di Grado, quanto
segue che volentieri pubblichiamo al fine di rendere partecipe la popolazione
di Grado dei pareri di altre persone sui lavori che vengono effettuati in
questo periodo in zone molto particolari e caratteristiche della nostra
cittadina.
"Dalla
foto si vede come stanno incominciando i lavori sulla diga di Grado. Il
manufatto che stanno sconvolgendo è nientemeno che la scarpata di difesa a mare
dell’argine ottocentesco che ha consentito di preservare l’isola dalle
mareggiate. Questo murazzo è stato ottimamente progettato e costruito in circa
cinquant’anni grossomodo dal 1830 al 1880. Il motivo incredibile di questo
scempio storico è l’allargamento verso mare della passeggiata che poggia sullo
stesso murazzo e che è già più che sufficientemente ampia in quanto è larga
circa m 3,50. Ma
nel progetto comunale quest’opera del secolo XIX, che ha importanza storica,
artistica, paesaggistica e scientifica, viene data in premessa come
"realizzata negli Anni Quaranta e costituita da una mantellata con conci
di pietra arenaria con inclinazione di circa 25%"! Di
fronte a questa sconvolgente rivelazione, già resa pubblica per tempo dagli
scriventi, sono stati forse riconsiderati i pareri di rito da parte degli enti
preposti, come la regione Friuli-Venezia Giulia, il Genio Civile delle Opere
Marittime e l’Ufficio Marittimo di Grado? Anche la Soprintendenza ai beni
storici e ambientali si ritiene interessata? Non dovrebbe forse essere sotto
pubblica tutela un’opera idraulica ottocentesca del genere? Un bene di valore
regionale e nazionale! La
gravità di quanto vanno dicendo sin dal 2001 gli scriventi è evidente ancor di
più adesso che si incomincia a tagliare longitudinalmente il murazzo (si badi!)
con l’estrazione sistematica delle prime pietre dal loro alveo plurisecolare.
Siamo ancora in tempo a fare qualcosa di buono e di positivo, chi ne ha la
facoltà, prima che sia troppo tardi. Ma
sorgono anche altri interrogativi. A
supporto del progetto ci sarà una perizia o uno studio che garantisca che tale
riduzione della scarpata non riduca conseguentemente anche il carattere di
difesa del manufatto sin qui ben collaudato dal tempo? E a tale proposito c’è
nel progetto sottoposto a parere di rito uno specifico documento grafico-esplicativo
sulla consistenza di fatto dell’opera (argine ottocentesco!) che si va a
modificare? E, se no, avrebbe dovuto esserci o si tratta di un optional? Comunque
nessuna precauzione deve essere sottovalutata. Qui stiamo parlando di un’opera
storica e di difesa a mare, la cui importanza per l’isola di Grado è
incalcolabile. Altroché "mantellata degli Anni Quaranta"! Nel
progetto sottoposto a parere di rito ci sono dati geotecnici del sottosuolo che
garantiscano il nuovo carico di circa 800 m di calcestruzzo sopra l’antico
murazzo (senza fondamenta!) e rassicurino a riguardo di eventuali cedimenti
futuri? Il largo intaglio longitudinale del murazzo non indebolirà la struttura
originaria del manufatto? E
come mai i "lavori di manutenzione straordinaria della diga di Grado"
vanno a far demolizioni irrimediabili proprio alla diga di Grado, cioè il
murazzo nella sua scarpata, anziché eseguire l’urgente manutenzione di cui
proprio questa scarpata a mare abbisogna nelle parti strutturali visibilmente
cedute e anche per la sigillatura delle fughe tra pietra e pietra?
Firmato: Augusto C. Marocco, Ruggero
Marocco, Pietro Marin, Mario Toso".
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