IL PROBLEMA DELLE ORIGINI

 

 

 

Due sono i grandi dubbi ancora aperti per quanto riguarda la storia di Grado: l'origine della città e l'inizio del suo patriarcato. Diverse sono le modalità di approccio ai due problemi, in quanto, per il primo mancano fonti scritte e quindi ogni ipotesi si deve necessariamente basare sui resti materiali; per il secondo, invece, esistono testimonianze dirette sia scritte sia archeologiche.
Se vari documenti risalenti alla romanità rinvenuti a Grado potrebbero far supporre che si tratti di materiali di reimpiego provenienti dalla vicina Aquileia o dai suoi dintorni, i resti di mura di epoca romana trovati nel primo strato della Basilica dell'attuale Piazza B. Marin e la presenza di un edificio romano negli scavi dell'Episcopio (ambiente IV) non dovrebbero suscitare incertezze sulla loro autenticità. Molto si è scritto sul ruolo del “gradus” litoraneo in funzione del grande emporio aquileiese al quale le merci arrivavano non sulle ingombranti navi da carico ma su piccole o medie imbarcazioni fluviali: si può supporre che sul lido altoadriatico esistessero, per lo meno dall'inizio dell'era volgare, strutture di attracco con personale addetto allo scarico e al carico delle merci e strutture difensive con una guarnigione: scaricatori di porto e soldati furono presumibilmente le prime categorie di persone che si insediarono sul dosso sabbioso; ad essi si possono aggiungere gli equipaggi in transito con i responsabili della navigazione e della commercializzazione, che sicuramente seguivano il tragitto delle merci. Questo ruolo non poteva essere svolto all'inizio esclusivamente dallo scalo di Grado, vista la complessità del sistema anteportuale romano con il volume di traffici che transitavano per la banchina aquileiese e l'articolato sistema fluviale che conduceva alla seconda città dell'Impero; ma Grado presumibilmente assunse già nel I-II secolo d.C. una funzione di primaria importanza rispetto agli altri porti collocati lungo la costa adriatica, per diventare porto per antonomasia della “Venetia” a partire dal III-IV secolo. Il primo stabile nucleo abitativo fortificato vero e proprio è probabilmente contemporaneo alle sistematiche invasioni barbariche, che esasperarono la capacità di resistenza degli Aquileiesi a partire dall'inizio del V secolo.
Se quindi il problema dell'origine antica o tardoantica o addirittura altomedievale della città rimane ancora aperto in assenza di prove incontrovertibili della sua realtà strutturale, funzionale e demografica nei primi secoli dell'era cristiana, non meno complesso risulta l'altro problema sollevato all'inizio, cioè quello dell'origine effettiva del Patriarcato di Grado. A questo proposito gli scrittori del passato hanno formulato diverse ipotesi. La prima proposta, in ordine cronologico, fa risalire la sua genesi al 568, l'anno della calata dei Longobardi in Italia e della fuga del vescovo di Aquileia Paolino, usurpatore del titolo patriarcale e scismatico, a Grado, raccontata da Paolo Diacono, motivata dal terrore dei violenti Longobardi. Una seconda ipotesi collocherebbe la nascita del patriarcato gradese nel 579, l'anno della consacrazione della cattedrale e della sua dedicazione alla Santa martire di Calcedonia, Eufemia, e del Concilio provinciale di Grado, dove il Papa Pelagio II avrebbe inviato come suo rappresentante il presbitero Lorenzo a consegnare al vescovo Elia, ostinato scismatico, il decreto di traslazione canonica della sede patriarcale di Aquileia a Grado, con tutta la rispettiva giurisdizione. Ma è stato dimostrato che il verbale di quel sinodo ha subito diverse manipolazioni in epoca successiva, proprio al fine di convalidare la legittimità della sede patriarcale gradese prima, e veneziana poi. Si tratta, pertanto, di un falso storico, come tanti esistenti nella storiografia veneziana antichissima, alla quale attinsero diversi scrittori bassomedievali di cronache locali. Segue l'anno 606-607, quello della divisione del patriarcato in seguito allo scisma dei Tre Capitoli, narrato ancora da Paolo Diacono: alla morte del patriarca Severo furono eletti Candidiano di fede ortodossa (607-612) a Grado, sede di effettiva residenza, e Giovanni di fede tricapitolina (607-619) ad Aquileia, sede titolare, conseguenza politica del dissidio religioso, che vedeva Grado protetta dall'Esarca ravennate e dal Papa e Aquileia tutelata dal re longobardo. Di fatto da quella data ha inizio la divisione della diocesi di Aquileia con una serie parallela di vescovi titolari, che non verrà più ricomposta non ostante la fine dello scisma nel 699. Se consideriamo quindi il periodo in cui effettivamente a Grado esiste una sede patriarcale con garanzia di continuità nell'elezione e nell'ortodossia, al di là del complesso problema del riconoscimento canonico e/o imperiale del titolo metropolitíco, la serie dei patriarchi cosiddetti gradesi annovera 70 prelati a partire da Candidiano fino all'ultimo, Domenico VI Michiel, coprendo un arco di tempo di 844 anni (dal 607 al 1451). Alcuni autori fanno invece risalire l'inizio del patriarcato gradese all'epoca del vescovo Antonino (727-749), e precisamente al 731, quando sarebbe avvenuto il riconoscimento dei due patriarchi e la divisione canonica delle sedi. Altri ancora pensano al più grande dei patriarchi gradesi, quel Fortunato di Trieste che ottenne il riconoscimento di Carlo Magno e l'invio del pallio da parte del Papa (803).
Le prime due ipotesi sono le più fragili e facilmente oppugnabili. Innanzitutto quella del 568,: se accettassimo il trasferimento della dimora patriarcale aquileiese a Grado ai tempi di Paolino come data d'inizio di questo patriarcato, dovremmo coerentemente datarne la fine al 1105, quando Giovanni III Gradenigo trasferì la sua residenza nella più sicura, nobile, ricca e potente Venezia; in questo caso il patriarcato gradese avrebbe una durata di 537 anni, comprendendo pure almeno quattro patriarchi scismatici. Il 579 sembra poi insostenibile, perché, come è stato dimostrato, si basa su un documento falsificato e quindi non è suffragato da alcuna testimonianza attendibile.
Più condivisibile pare quindi la data del 607, perché effettivamente da quel momento la storia politica e religiosa di Grado si svolge autonomamente, anche se parallelamente, rispetto a quella di Aquileia e la presenza di vescovi eletti legittimamente in loco non registra soluzioni di continuità di sorta; i riconoscimenti ufficiali avverranno in seguito, ma la situazione venutasi a creare a partire da quella duplice elezione pare sufficiente a garantire la coesistenza, non certamente pacifica, di due sedi e poi del duplice titolo metropolitico, con giurisdizioni e appoggi politici distinti.
Certe sono, in questa plurisecolare controversa vicenda, le date della fine dei patriarcati di Grado e più tardi di Aquileia, e la nascita del nuovo patriarcato di Venezia. L'8 ottobre 1451 il Papa Nicolò V decretava con la bolla "Regis aeterni" la soppressione della diocesi metropolitana di Grado e della suffraganea di Castello e creava “de iure”, evitandone un odioso e traumatico trasferimento, il nuovo patriarcato veneziano, con le seguenti motivazioni: " ... Considerando quanto nobili sono la dignità e la grandezza della repubblica dei Veneti, quanto numerosa la popolazione, quanto rilevanti il decoro e l'estensione della città, quanto nobile la grandezza del suo Signore... Poiché dunque la Chiesa patriarcale di Grado, compresa nel dominio della stessa repubblica dei Veneti, la quale per la morte del benemerito Domenico ultimo suo patriarca è stata privata del conforto del pastore, si trova in un luogo desolato e privo di abitanti, al punto che ormai nessun patriarca voleva più risiedervi... eccetera".
Le interminabili dispute si potevano considerare definitivamente concluse, dal momento che ciò che allora soprattutto contava era il prestigio del titolo patriarcale, che alla fine fu solo di Venezia.