TRA ‘800 E ‘900:
GLI ANNI DELLO SVILUPPO
 

 

Alla fine dell'Ottocento Grado, che con il Congresso di Vienna era entrata a far parte dell'Impero asburgico che ne assunse formale possesso nel 1816, esce dall'isolamento e dalla precarietà e si avvia ad un rapido sviluppo economico e ad un ruolo turistico che garantirà il rilancio dell'isola.
"Paiono inselvatichiti dall'isolamento che li toglie ogni contatto civile", scriveva il Caprin in quegli anni. In effetti la popolazione era formata per lo più da pescatori analfabeti che passavano gran parte della giornata in mare e nelle osterie, come testimoniano le liriche di B. Marin, egli stesso appartenente ad una famiglia di marittimi e di osti: "Cô la noia li copa i va 'nbriagâsse;/ dopo zornade a bordo sití e calmi,/ dopo notade in mar fra rimi e scalmi,/ i se riduse a strasse". La città dipendeva totalmente dal mare e i rapporti con l'entroterra erano quasi inesistenti e limitati al baratto del poco pesce con generi di prima necessità prodotti nella Bassa friulana. I suoi abitanti vivevano in condizioni di estrema indigenza, colpiti frequentemente dalle epidemie anche per la mancanza dell'acqua potabile ed elevato era il tasso di mortalità infantile; le case del piccolo nucleo urbano primitivo erano malandate e malsane; le uniche attività economiche erano la pesca in mare e in laguna e la caccia, che garantivano la sussistenza, ma non vi erano prospettive di sviluppo per l'insufficienza dei mezzi di comunicazione e la mancanza di industrie e di spazi agricoli, inghiottiti lentamente nei secoli dall'azione invasiva del mare: "Per l'incostanza del mare, che a passi veloci a' nostri giorni va rovinando questo littorale, l'estensione di quest'isola è ridotta ad una lagrimevole situazione […] talmentechè allorquando si gonfia il mare, si unisce ed incorpora con l'acque delle paludi" (G. Gregori).

In queste condizioni la città sembrava destinata ad una lenta ed inesorabile agonia; ma stavano avvicinandosi gli anni della svolta, della rinascita. Nel 1872 viene fondato l'Ospizio Marino, che ospita nel 1873 i primi 13 fanciulli, che saranno 150 venti anni dopo. Nel 1880 sorge la prima fabbrica per la lavorazione e conservazione delle sardine e delle alici: è il primo timido passo verso lo sviluppo dell'industria conserviera, con il relativo assorbimento di manodopera femminile. Negli anni successivi nasceranno, con diverse e alterne vicende, altre quattro fabbriche, oltre a quella del ghiaccio, che era stata impiantata soprattutto in funzione delle richieste delle primissime strutture ricettive. L'impulso anche finanziario dell'industria locale è un rilevante stimolo economico all'investimento e allo sviluppo nonché alla diversificazione dello sfruttamento e dell'utilizzo delle potenziali risorse del luogo. Anche l'andamento demografico di quegli anni è sintomatico del progresso e del miglioramento delle condizioni generali di vita della popolazione: dai 1.854 abitanti del primo ventennio dell’ ‘800 si passa infatti ai quasi 4.000 dei primi anni del secolo successivo; il fenomeno è senza dubbio influenzato dalla crescita dei rapporti con il mondo esterno, facilitata dall'incremento delle vie e dei mezzi di comunicazione.
E' proprio la "rivoluzione dei trasporti" la premessa infrastrutturale per il boom economico determinato dal flusso turistico, che in trent'anni registrerà 35.000 presenze negli stabilimenti alberghieri e balneari. La situazione dei collegamenti negli ultimi decenni dell'Ottocento era talmente precaria e inadeguata che si era fatta insostenibile in relazione alle mutate e accresciute esigenze di carattere economico e sociale dell'isola, che andava assumendo una fisionomia e un ruolo moderni. Un turista austriaco, ad esempio, che volesse raggiungere Grado con la famiglia per un periodo di villeggiatura, arrivava dal suo paese in treno fino a Cervignano, doveva poi proseguire via terra fino ad Aquileia in carrozza e infine sobbarcarsi un lungo e disagevole percorso endolagunare in vaporetto, con notevole dispendio di tempo e grande stress. Per venire incontro a queste nuove istanze della crescente clientela di vacanzieri, in pochi anni Grado può disporre di una nuova ferrovia fino al terminal di Belvedere, di un nuovo canale diretto e di una nuova strada Belvedere-Grado per collegamenti rapidi e diversificati con la terraferma: si apriva effettivamente una nuova era, turbata forse solo dal presentimento dell'imminenza di un drammatico evento bellico.
Un altro grave problema dell'isola era l'approvvigionamento idrico. Inizialmente veniva utilizzata per le necessità giornaliere individuali l'acqua piovana, raccolta in mastelli o colta nei fontanili dei tratti sabbiosi; spesso veniva trasportata in tinozze da Aquileia sulle barche a remi. Lo scavo in Piazza Grande del pozzo artesiano, che sostituiva la grande cisterna in Campo Patriarchi attiva dal 1878 e garantiva una fornitura diretta e costante di acqua agli abitanti dell'isola, fu salutata dalla popolazione come un evento straordinario: era il 4 aprile 1900, quando l'acqua sgorgò abbondantemente dal sottosuolo.
Nel 1885 la conclusione della diga, dopo decenni di itinera burocratici e diversi cantieri di lavoro, garantiva alla città sicurezza dalle irruente incursioni del mare in burrasca.
Nel frattempo il paese, che all'inizio del '900 era ancora compreso e compresso nell'area dell'antico “castrum”, comincia ad espandersi a distanza da quei secolari limiti, con la costruzione delle Ville Bianchi, emblema - ancor oggi fortunatamente visibile - del clima di ottimismo, di intraprendenza e di buon gusto del primissimo Novecento. Nel 1890 vi era stata l'apertura dello Stabilimento balneare con cabine di legno e servizio di restaurant, cui segue la costruzione di numerosi impianti ricettivi alberghieri, pronti a far fronte alle sempre maggiori richieste dei villeggianti dell'Impero: il ponte e gli spogliatoi poggiano su alti pali e formano tutti insieme tanti palchetti, da cui si ammira l'ampia ingolfata che fa il mare spandendosi verso le coste istriane, correndo a Trieste, trascinando nel proprio cammino il barcolame che veleggia" (G. Caprin).
Si apriva così per Grado, dopo secoli di isolamento e di miseria, una nuova, felice fase di sviluppo, che l'ha resa nota in tutto il mondo come meta turistica capace di coniugare sapientemente il trinomio vacanza-natura-cultura.